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Adorazione dei Pastori

L’adorazione dei pastori è l’ultima opera documentata del Perugino, il pittore non riuscì neanche a terminarla e dovettero farlo per lui alcuni dei suoi allievi. Nella chiesa dell’Annunziata rimangono soltanto due riproduzioni a scala ridotta; l’affresco originale fu fatto staccare intorno alla metà dell’800 da Padre Nazareno Bonomi vicario generale dei Paolotti di S.Spirito di Perugia e poco dopo fu acquistato da un ricco signore inglese che viveva a Firenze, un certo Spencer per la sua collezione privata, alla morte di Spencer l’affresco fu acquistato dal museo di South Kensington, e da qui passò prima alla National Gallery di Londra e poi al Victoria and Albert Museum dove è attualmente conservato. L’affresco originale è più grande delle riproduzioni presenti nella chiesa dell’Annunziata, ricopriva tutta la parte superiore della parete da spigolo a spigolo (7 metri circa) e al momento del distacco date le sue imponenti dimensioni fu necessario dividerlo in 3 parti per evitarne la rottura (sulle riproduzioni sono ben visibili i segni delle divisioni verticali che furono operate lungo le colonne della capanna). Purtroppo il Perugino negli ultimi anni era stato emarginato dagli ambienti più prestigiosi a causa della scarsa evoluzione che aveva subito nel corso degli anni, se la sua arte era stata addirittura innovativa nel periodo della giovinezza, negli ultimi anni c’erano artisti (Raffaello che era stato allievo del Perugino, Tiziano,…) che lo avevano superato dal punto di vista tecnico e stilistico e nonostante il pittore avesse avuto senz’altro modo di vedere opere di tali artisti non aveva cercato di apprenderne le innovazioni e rimase fedele al suo stile ormai obsoleto. Così non riceveva più incarichi importanti come quelli amanti dell’arte ma continuava lo stesso a ricevere numerose commissioni dalle uniche persone che ancora lo apprezzavano, gli abitanti delle sue terre, tutti molto orgogliosi che un artista di tale fama fosse uno di loro. Naturalmente la paga era ridotta e il Perugino, che all’aspetto economico era sempre molto attento, cercava di far quadrare i conti lavorando il più in fretta possibile in modo tale da avere la possibilità di realizzare il maggior numero di opere, spesso a scapito della qualità (lo stile era grande ma l’esecuzione era spesso trascurata). In particolare era solito (come tanti artisti dell’epoca e contemporanei) utilizzare dei cartoni preparatori (si trattava di grandi cartoni rettangolari su cui disegnava le figure da inserire nell’affresco, faceva tanti piccoli buchi intorno alle sagome e ai tratti principali e appoggiando il cartone al muro, ci batteva sopra un sacchettino pieno di polvere di carbone molto fine e riusciva a realizzare le tracce da cui partire - tecnica di spolvero) e siccome nel corso degli anni aveva accumulato moltissimi di questi cartoni, spesso proprio per riuscire a lavorare più in fretta, li riutilizzava sia all’interno dello stesso affresco sia in opere diverse (con grande sdegno dei committenti più preparati). Anche nell’Adorazione dei pastori il Perugino fa un abbondante uso di questo artificio: la capanna sullo sfondo è identica a quella presente in moltissime natività (Adorazione dei magi di Città della Pieve, presepe di Montefalco,…), gli angeli ai lati della capanna sono stati realizzati semplicemente girando il cartone precedentemente utilizzato in modo da ottenere due figure esattamente speculari, il terzo pastore di sinistra e identico al terzo pastore di destra e la parte inferiore del primo pastore di sinistra e identica a quella del primo pastore di destra. Variando i colori, differenziando le figure in qualche piccolo particolare e invertendo l’ordine dei personaggi rispetto ad una disposizione simmetrica il Perugino riusciva a rendere meno evidente la specularità delle figure ingannando l’occhio ad un primo sguardo ma sicuramente non ad una attenta osservazione. Alcune osservazioni si possono fare sulla struttura presente sullo sfondo che non è certo la classica capanna del presepe, probabilmente il divin pittore ha scelto di realizzarla così per non coprire eccessivamente il paesaggio che per lui aveva una notevole importanza e probabilmente è per lo stesso motivo che in praticamente tutte le sue opere, questa compresa, realizzava degli alberi sempre molto essenziali e stilizzati.

Madonna col Bambino

La Madonna col Bambino è l'unica opera del Perugino che rimane in questa Chiesa; questa venne probabilmente realizzata con lo stesso cartone di quella realizzata nelle Chiesa di Santa Maria Maggiore a Spello. Sul basamento è indicato l'anno dell'opera: 1522, un anno prima della morte del pittore, e il nome del committente: Angiolus Toni Angeli, probabilmente signore del posto che gli commissionò l'opera come ringraziamento alla Madonna per la nascita di un erede maschio. Questa motivazione era infatti molto ricorrente ai tempi e lo testimonia l'elevato numero di riproduzioni di Madonne con bambino che lo stesso Perugino affresca in Umbria. Un tempo esternamente alla parete in cui si trova l'affresco il livello del terreno era più alto e per questo per molti anni infiltrazioni di umidità hanno rovinato notevolmente la qualità dell'affresco tanto da portare in tempi remoti, quando ancora non si conoscevano le tecniche di conservazione delle opere d'arte, ad alcuni ritocchi dell'affresco per farlo sembrare meno degradato. Da studi recenti si suppone che il ritocco abbia interessato soprattutto la parte inferiore dell'affresco: la Madonna infatti presenta una posizione innaturale, una movimento della veste molto rigido ed altri elementi che sono faticosamente attribuibili al Divin Pittore, sicuramente esperto nella riproduzione del soggetto femminile. All'orizzonte, sullo sfondo del quadro, oggi non si vede più nulla ma è plausibile pensare che vi fossero le tipiche colline umbre che l'artista introduceva in ogni sua opera. Si dice che l'affresco durante un'epidemia di peste fu anche ricoperto con uno strappo di calce, che poi fu staccato per riportare l'opera all'originario splendore.

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