Pro Loco Fontignano    -    -     ASD Fontignano   

Fontignano

Fontignano è una frazione di circa 1.600 abitanti del comune di Perugia (PG). Il paese si affaccia sulla SR 220 Pievaiola, circa a metà strada tra Perugia e Città della Pieve, antico punto strategico di ristoro e riposo per viandanti. Il Paese giace sulle pendici di una collina, nelle vicinanze del Lago Trasimeno. La popolazione rilevata dall'Istat nel 2001 era di 855 abitanti ma negli ultimi 15 anni si è rilevata un'importante crescita demografica. L'origine del nome è tuttora incerto; le leggende popolari, tramandate di generazione in generazione, propongono due differenti interpretazioni: la presenza di numerosi fonti d'acqua presenti nella zona, oppure dal termine "Fontinius", nome di una facoltosa famiglia gentilizia locale che possedeva i terreni ove attualmente sorge il paese.

Storia

Le prime notizie storiche parlano di un borgo abitato citato come Hospitalis Eurigani e Spedale de Fontignano, sorto intorno ad un antico luogo che ospitava viandanti e malati. Nel 1158 l'imperatore Federico I (barbarossa), elevò la locale Chiesa di Santa Maria a pievania e la mise sotto la giurisdizione di Perugia insieme all'ospedale. Nel 1281 il borgo era classificato come villa, così come nel 1363, quando Marinello di Adriano, nel descrivere il sistema viario del contado perugino, lo nominò villa Hospitalis Fontignano; solo nel 1380 assunse la denominazione di castrum. Nel 1361 ospitò alcuni congiurati perugini autori di un complotto aristocratico e sfuggiti all'arresto; questi iniziarono a molestare le ville e i castelli del contado; contro di loro Perugia invità la Compagnia del Cappelletto che assaltà il villaggio il 17 maggio 1363. Il castello fu depredato nel 1387 dai michelotti, fuorisuciti da Perugia e da Guglielmo di Carlo Fiumi di Assisi, e incendiato nel 1388 da Bernardo I della Sala, Guido da Siena e Avverando Tedesco. Nel 1402 vi si accamparono truppe fiorentine, papali e di Braccio Fortebraccio da Montone mentre, nel 1503, fu la volta di Cesare Borgia che era diretto verso Perugia.

La comunità di Fontignano, appartenente al contado di Porta Santa Eburnea, contava circa 250 abitanti, saliti a 380 nel 1501.

È un fatto abbastanza insolito trovare la tomba di un pittore di grande fama come il Perugino in un paesino così piccolo come Fontignano, ma il pittore scelse proprio Fontignano nel 1511 come luogo in cui vivere e impiantare la sua bottega e da qui si spostava nei dintorni per far fronte alle varie commissioni che gli venivano affidate. I motivi di questa scelta non sono noti ma è possibile che, siccome la peste era ampiamente diffusa al tempo, fosse preferibile rifugiarsi in un centro abbastanza piccolo piuttosto che vivere in una tipica città medievale come Perugia in cui le strade erano strette e malsane e la maggior parte delle abitazioni era caratterizzata da cortili molto stretti e alte mura che impedivano la ventilazione; le condizioni igieniche precarie che caratterizzavano città di questo tipo permettevano alla peste di diffondersi rapidamente. Nonostante l'allontanamento dalla città nel Febbraio 1523, il Perugino venne colto dalla peste proprio mentre stava affrescando l'Adorazione dei pastori nella Chiesa dell'Annunziata e morì a Fontignano lo stesso anno. Inizialmente a causa del pericolo del contagio fu sepolto fuori dal paese sotto una grande quercia e circa 50 anni dopo la morte i frati minori della chiesa di Santo Spirito di Perugia (o i confratelli dell'Annunziata) lo riesumarono e ne seppellirono i resti all'esterno di questa chiesa senza croce né lapide; il motivo di questa scelta probabilmente va ricercato in quel che dice il Vasari quando afferma che il Perugino era ateo. La mancanza di lapide e croce fecero sì che nel corso degli anni, nonostante il racconto fosse stato tramandato di generazione in generazione, il luogo preciso della sepoltura andò dimenticato e addirittura non si sapeva più quanto ci fosse di vero e quanto di inventato in quello che si raccontava. Sulla base di questa leggenda nei primi anni del ‘900 furono fatte delle ricerche che portarono alla scoperta delle ossa del pittore su cui furono fatti alcuni esami per dimostrarne l'autenticità: esame al carbonio 14 per stabilire in quali anni la persona rinvenuta era vissuta, esame istologico per stabilirne l'età biologica (forse l'esame più importante in quanto il pittore visse probabilmente 78 anni, età molto avanzata per l'epoca) e controlli sulle dimensioni del corpo. Gli esami dettero importanti conferme e, anche se la certezza matematica che le ossa ritrovate siano effettivamente del pittore non c'è, i risultati degli esami uniti alla singolarità del luogo del ritrovamento di queste ossa (uniche ritrovate) e la coincidenza del luogo del ritrovamento con la tradizione sembrano lasciare un margine di errore ridotto. L'urna in cui si trova attualmente il divin pittore fu allestita nel 1929 all'interno della Chiesa dell'Annunziata.

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